La “piccola guerra perfetta” di Domenico Castaldo

Francesca Fimiani, ExtraTorino, 20 marzo 2013

Dal 19 marzo va in scena alla Cavallerizza Reale uno spettacolo teatrale che parla di morte e di cura, di violenza e d’amore nei 68 giorni del bombardamento di Pristina
Il romanzo di Elvira Dones Piccola Guerra Perfetta uscito nel 2012 per Einaudi ha spiazzato tutti. Non certo per la novità del soggetto – sulle guerre jugoslave si sono spesi vagoni di carta – ma per la capacità di raccontare l’incredulità e lo smarrimento di quei giorni del 1999 quando la Nato inizia un bombardamento a tappeto della capitale del Kosovo, Pristina. Inquilini dello stesso palazzo che si scagliano gli uni contro gli altri, quelli di etnia serba contro quelli di etnia albanese. Macerie e file per il pane. Tutte cose non facili da raccontare. Su un palco, specialmente.

Portare le bombe in teatro, non si può. O forse sì. Lo abbiamo chiesto a Domenico Castaldo il regista dello spettacolo che da stasera (19 marzo) fino al 14 aprile sarà in scena alla Manica Corta della Cavallerizza Reale.

Ci racconti come è nato questo adattamento teatrale.
E’ stato il Teatro Stabile a propormi di lavorare sul testo di Elvira Dones, Piccola Guerra Perfetta (il progetto si inserisce in una serie di spettacoli di “Teatro di guerra” che fanno parte di Prospettiva 2013. E chi ha letto il libro conosce la difficoltà di riportare in teatro un libro come questo. E’ un romanzo che non ha una linearità narrativa, molte location, molti personaggi. Ci ho studiato per mesi. E ne è venuta fuori una tragedia moderna.

Tragedia moderna?
Sì, abbiamo selezionato uno dei fil rouge narrativi più potenti, quello delle tre donne albanesi – Rea, Hana e Nita – che sono chiuse nella propria casa e hanno come unico strumento per parlare con l’esterno il telefono di casa di un’amica, che è intestato a una famiglia serba e quindi non è stato disattivato. Abbiamo usato gli elementi cardine della tragedia antica – il prologo, il coro, i messaggeri che portano notizie dall’interno – per fare in modo che la guerra fosse presente, come un canto permanente, in tutta la pièce.

Tre donne, la guerra, una casa: è una tragedia al femminile?
La storia della Dones ha come punti cardine dei meravigliosi personaggi femminili, ma non è questo il punto. Il nostro spettacolo si sgancia dalle specificità di genere, “la donna curativa contro la guerra degli uomini”. Quello che vedrete sono i rapporti tra vittime e carnefici, quello è il nodo principale.

Ma come si portano in scena bombe e macerie, razionamenti e privazioni?
Si può. Il lavoro sulle scenografie fatto in sinergia con Lucio Diana è stato ottimo, e ne ha fatto parte viva dello spettacolo e non solamente uno sfondo illustrativo per gli attori. Il resto sta all’interpretazione degli attori. Come in ogni vera tragedia.

Annunci

Laboratorio Permanente di Ricerca sull'Arte dell'Attore di Domenico Castaldo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: