La veglia del cuore

Un progetto del LABORATORIO PERMANENTE per TORINO SPIRITUALITA’.
Una veglia nel cuore della città, in una delle più antiche costruzioni di Porta Palazzo.
Il percorso intrapreso la notte del 21 Settembre 2007, nell’antico Palazzo dei Cavalieri a Torino, iniziò con la “scelta”, rivolta al pubblico, di partecipare all’evento in qualità di “testimone” o di “praticante”. In entrambi i casi, il coinvolgimento durò per l’intera nottata, dalle 22.30 sino all’alba.
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Una veglia nel cuore della città. Una notte passata ad ascoltare: mentre si danza, mentre si canta, si suona…
Una veglia per celebrare e vivere l’arte del teatro e dell’attore come veicolo, come rituale per vivificare i sensi, il corpo e le loro sopite ed innate possibilità.
L’esperienza, vissuta in prima persona, del confronto tra il corpo animale ed il corpo della vita quotidiana: come ci si muove al buio, alla luce, seguendo un ritmo o nel silenzio, mangiando o sorbendo un the, lavando il proprio corpo dal sudore dopo una danza silente? Quali differenti odori stimolano le narici? Quali sensazioni sono avvertite dalla nostra pelle al contatto con l’aria, l’acqua, il legno, un tessuto, un altro corpo? Quali sono i suoni che percepiamo nel silenzio che avvolge la notte? Come ci parlano? Vi è mai un attimo di silenzio?! E il Gusto?! Il Sapore?!

“Dhawq (sapore, gusto) è la parola che i sufi amano usare per definire l’esperienza mistica, riferendosi soprattutto al suo carattere di immediatezza e di ineffabilità. La sapientia cordis è cioè una forma di conoscenza diretta, non mediata dal mentale, tipologicamente non dissimile dalla conoscenza dei sensi.”
Il Verbo degli Uccelli. Attar. Ed. SE

La rivelazione di qualcosa che è in questo mondo, ma non è di questo mondo.
Il percorso fu guidato dallo staff del LABORATORIO PERMANENTE e diretto da D. Castaldo.

  • Ai “praticanti”, invitati a compiere il viaggio in sette tappe o “ respiri”, in uno svolgersi e susseguirsi armonioso e consequenziale, fu richiesto, nell’impegno fisico, il possibile superamento della soglia della stanchezza, delle paure, delle abitudini…ma il consiglio fu di fluire nel tragitto con “leggerezza” nello spirito e di conseguenza nel corpo.
  • Come la vita si compone di luce ed ombra, così la veglia nel cuore della notte.

  • Ai “testimoni”, “sguardo immobile”, “presenza silenziosa” e avulsa da giudizio, fu richiesto d’essere “passivi” e “attivi” al contempo, così che se “passivo” vuol dire “esser ricettivo”, “attivo” vuol dire “essere presente”. I “testimoni” non assistettero ad uno spettacolo, ma assunsero un differente ruolo in un “accadimento comune”, per consumare in-fine, sul far dell’alba, il banchetto imbandito per onorare il nuovo giorno.
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Laboratorio Permanente di Ricerca sull'Arte dell'Attore di Domenico Castaldo

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