Piccola Guerra Perfetta



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Uno spettacolo di Domenico Castaldo
tratto dall’omonimo romanzo di Elvira Dones
con Domenico Castaldo
e con Katia Capato, Ginevra Giachetti, Marta Laneri, Eleni Maragkaki, Francesca Netto
drammaturgia, canti e movimenti LabPerm
luci e scene Lucio Diana
Video introduttivo di Domenico Castaldo e Rui Albert Padul,
con Alessandro Borroni, Joseph Scicluna, Veronica Stilla
tecnico di compagnia Alessandro Borroni
Fondazione del Teatro Stabile di Torino in collaborazione con Laboratorio Permanente di Ricerca sull’Arte dell’Attore. Progetto realizzato con il contributo della Città di Torino/Provincia di Torino/con il sostegno del Sistema Teatro Torino e Provincia,

in collaborazione con Biennale Democrazia/A.C.T.I./Zona Teatro San Pietro in Vincoli
La “piccola guerra perfetta” è quella dichiarata dalla Nato il 24 marzo 1999, in seguito alla feroce pulizia etnica scatenata da Slobodan Milošević, che si concluderà il 12 giugno dello stesso anno. Una guerra aerea nei cieli del Kosovo, dove la Nato dà inizio a una escalation di bombardamenti su tutto il paese con l’operazione Allied Force, diretta dall’americano Clark. L’intervento non colpì solo obiettivi militari, ma furono effettuati anche interventi “dissuasivi” ed intimidatori nei confronti della popolazione allo scopo di esercitare una pressione su Milošević; tra questi il bombardamento delle centrali elettriche, della sede della televisione serba a Belgrado, di colonne di profughi, anche di etnia kosovara, di industrie chimiche con successive pesanti ricadute ambientali.

Il numero di vittime della guerra, sia serbe che albanesi, militari e civili, non è ancora oggi conosciuto con esattezza.

Questa triste pagina della nostra storia più recente non deve essere dimenticata.

Così come la rabbia delle protagoniste di Piccola guerra perfetta, tre donne assediate a Pristina: Rea, Nita e Hana. Donne che vivono sulla propria pelle i bombardamenti che gli ottanta giorni di orrore scatenati dall’esercito serbo infliggono ai civili. Donne normali, arrabbiate, che provano a resistere e a ribellarsi alla violenza che spazza via ogni cosa, cercando di attraversare tutti i giorni la città per telefonare al mondo e raccontare quello che sta succedendo.
Elvira Dones è nata a Tirana, è cittadina svizzera e ora vive negli Stati Uniti. Il suo libro, Una piccola guerra perfetta (Einaudi), scritto in italiano, racconta l’orrore della guerra in Kosovo, partendo dalle testimonianze dei sopravvissuti.

 

NOTE DI REGIA

Scrive Domenico Castaldo: «Siamo a Pristina (capitale del Kosovo) nel 1999, le bombe della Nato piegano il fervore bellico dei capi di Stato serbi mentre in tutta la Regione del Kosovo i militari, i paramilitari ed i poliziotti esprimono senza remore la loro crudeltà contro tutto quanto è albanese: derubano e bruciano le case, deportano e uccidono gli uomini, straziano e vìolano donne e bambine.

Cosa muove tanta violenza nel genere umano? Quale malattia rende incapaci gli uomini di sentire nell’altro la propria stessa natura?

Domande ovvie, forse, alle quali si risponde con un’altra guerra, con maggiore violenza. Questo vortice di persecuzioni ci porta nel clima claustrofobico descritto con passione dalla Dones.

Una casa in cui rinchiuse tre donne si riparano, sopportano e continuano a vivere; un’attività che in tali condizioni appare assurda. Sopravvivono, miracolosamente, alla peggiore delle fini. Custodiscono, come antiche sacerdotesse, il focolare della vita e della civiltà. Avrebbero potuto scappare, invece il coraggio che nasce dall’incredulità, dalla fiducia che tanta insensibile brutalità non sia possibile, le trattiene.

Le tre donne comunicano con il mondo senza guerra da un telefono nella casa di un’amica, funziona perché è intestato ad una famiglia serba. Parlano con Arlind, il cognato di Hana, emigrato in Svizzera e che, nella più assoluta impotenza, assiste al massacro dei propri familiari e della propria nazione.

Dopo settantotto giorni di bombe finisce anche questa piccola guerra, una delle infinite piccole guerre; restano in vita Nita e Rea (due delle tre protagoniste del romanzo).

Noi le seguiamo nelle case devastate per vedere quello che a noi non è successo. Il sangue ed i brandelli di corpi umani sono dappertutto, la disinvolta violenza di quei giovani armati ed incoscienti, ha dissacrato e profanato la vita e la morte.

Toccherà a noi, assieme a Nita e Rea, ricomporre i corpi e dare loro sepoltura, vestirci ancora una volta dell’incosciente coraggio di Antigone, e sfidare, con l’innocenza di chi agisce nel senso della Giustizia, la guardia armata che ci osserva dall’alto della torre».

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Laboratorio Permanente di Ricerca sull'Arte dell'Attore di Domenico Castaldo

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