Da Il Patalogo 24 – sezione 22 spettacoli per un anno

Le Argonautiche di Domenico Castaldo, ovvero: come rendere presente un mito attraverso l’azione teatrale. Il procedimento è semplice: impulsi organici essenziali da un lato, potremmo dire i segni elementari del linguaggio del corpo, e dall’altro lo stupore della favola e la complicità del gioco. In questa semplicità, raggiunta attraverso un lungo, preciso lavoro di pulizia del gesto fisico e verbale e della composizione formale, ritroviamo l’abbici del teatro. Il travestimento a vista, un travestimento che passa attraverso un preciso adattamento del corpo in una postura riconoscibile, in un tic, nei gesti di funzioni essenziali. Riconosciamo l’uomo smarrito, il potente, l’innamorato, la figlia devota… Gli oggetti partecipano di questo gioco al travestimento: una gruccia di legno diventa letteralmente arco, bastone, rampino nella tempesta; un ombrello smesso diventa timone, baldacchino, cesto per le offerte… E nella relazione di queste figure, nel loro disporsi nello spazio con gli oggetti delle proprie azioni, si compone davanti a noi un primo nucleo narrativo. Ecco lì, fermo, diritto fra compagni instabili ma entusiasti, la guida; ecco il naufragio che frantuma questi solidali compagni d’avventura in schegge solitarie nello spazio; ecco il caso malizioso che fa incontrare due esseri particolari davanti alla tentazione della bellezza e dell’amore. E noi seguiamo questo racconto nel suo farsi, sostenuti dal ritmo incessante del movimento e del canto, dai quali scaturiscono parole e azioni ancora una volta, quasi obbedendo a una elementare legge fisica, a un antico gioco mimetico: “facciamo che eravamo sul mare…”

Laboratorio Permanente di Ricerca sull'Arte dell'Attore di Domenico Castaldo

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