Da Il Patalogo 24 – sezione 22 spettacoli per un anno

Un viaggio, qualche decina di eroi. Un palco, sei attori. E’ uno spettacolo “nucleare” quello realizzato da Domenico Castaldo sulle Argonautiche di Apollonio Rodio. Attore di formazione grotowskiana, Castaldo porta il teatro a un grado di limpida essenzialità, scoprendo con levità le pieghe tragicomiche del mito, dove gli Argonauti raccontano il proprio vacillare attraverso un uso plastico e drammaturgico del corpo. Eroi, si diceva. Quelli di Apollonio Rodio sono uomini. Uomini in viaggio nel proprio destino. Il destino… null’altro che la presenza degli dèi. Come in una danza, la storia di questa spedizione capitanata da Giasone alla conquista del vello d’oro si genera nella compenetrazione dèi-uomini-natura. Una nave, un bosco, un popolo straniero, una seduzione, un canto.
La magia della metamorfosi nutre questo atto teatrale, in un accordo di visionarietà e ironia. Quella di Castaldo e dei componenti del suo Laboratorio Permanente di Ricerca sull’Arte dell’Attore, tra cui spicca la straordinaria Katia Capato, è una rivincita della fantasia del corpo sul testo, un viaggio verso il “nucleo della teatralità”, un processo creativo che assorbe la realtà, la molteplicità dei suoi aspetti, e restituisce poesia, storie di uomini. E’ uno sguardo che penetra nelle crepe del coraggio, nel silenzio di un balzo,
nel pulsare di un gesto.

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Laboratorio Permanente di Ricerca sull'Arte dell'Attore di Domenico Castaldo

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