Domenico Castaldo e un “piccolo spettacolo (quasi) perfetto”

Francesca Fimiani, ExtraTorino, 20 marzo 2013

Bisogna perdonare l’entusiasmo del titolo di questa news. Come si intuisce, lo spettacolo di Domenico Castaldo tratto da Piccola guerra perfetta di Elvira Dones è stato una bella sorpresa: per 70 minuti abbiamo goduto di un testo intenso, una recitazione mai sopra le righe, e un fil rouge di canti balcanici che permane a sollevare il testo, invece come spesso accade, di soffocarlo.

E’ il 24 marzo 1999, siamo a Pristina. Iniziano i bombardamenti Nato in Serbia, Kosovo e Montenegro. Si parla di una “Piccola guerra perfetta” perché basteranno pochi giorni di bombe americane e tutto sarà finito. Rea Kelmendi (Eleni Maragkaki), Nita Gashi (Katia Capato), sua sorella Hana (Marta Laneri) con il marito Bexhet (Castaldo stesso) si ritrovano a casa Gashi mentre le bombe si infittiscono e non possono più uscire. I figli degli Jashari, Blerime di 13 anni e Fatmir di 15, non li hanno raggiunti, forse sono a casa degli zii ma è impossibile controllare perché i telefoni di Pristina intestati a famiglie albanesi sono stati tagliati. All’imbrunire la corrente elettrica viene fatta saltare. Inizia così una tragedia lunga 78 giorni e fuori da quella casa porterà 13mila civili kosovari albanesi uccisi, 20mila donne stuprate, 850mila rifugiati fuori dal Kosovo.

Come scrivevamo sulla copertina di Extra qualche giorno fa, mettere in scena i massacri e le bombe, è difficile. Quello che si può fare, e che Castaldo ha fatto con tatto ma anche con efficacia, è portare sul palco la guerra di tutti i giorni dei privati cittadini, fatta di candele, di discorsi su tutt’altro per non pensare, del rischio di prendersi una mitragliata per essere usciti a comprare il pane, delle interminabili giornate passate senza notizie, in attesa.
Non si muore solo di bombe e di proiettili.

“Piccola Guerra Perfetta” è uno spettacolo fatto di tanti flash da luoghi diversi ma lo stesso fluido, graziato dall’ottima interpretazione degli attori – la sera in cui li abbiamo visti noi, tutta la squadra del LabPerm in gran forma – e sorretto da uno splendido coro a più voci che accompagna l’intera narrazione. Ecco, non la solita canzone infilata dentro uno spettacolo per riempire un silenzio, ma un tappeto sonoro che calza perfettamente con l’ambientazione balcanica.

Il libro era già bello di suo. L’adattamento teatrale è straniante ed efficace proprio allo stesso modo.

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Laboratorio Permanente di Ricerca sull'Arte dell'Attore di Domenico Castaldo

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