IL Corriere dell’Arte

Sono mirabiIi Le Argonautiche messe in scena da Domenico Castaldo, Katia Capato e dagli attori del Laboratorio Permanente di Ricerca sull’Arte dell’Attore di Moncalieri. (…) Gli attori si impongono, qui, come il tramite di un magnifico gioco di evocazioni che parte dal racconto di Apollonio Rodio e Valerio Flacco sulle peregrinazioni di Giasone e dei suoi, a bordo della nave Argo, alla conquista del mitico vello d’oro. Incomincia così un viaggio iniziatico, di eroi spesso pavidi, umani anziché archetipi o semidei, che come tali anelano al nostos (il Ritorno) piuttosto che al sacrificio totale. Le ispirazioni, però, e le analogie, arrivano poi da Ovidio e le sue Metamorfosi, dai Vangeli Gnostici, nei quali San Tommaso ammonisce: “Siate transeunti”. Buon consiglio per degli attori. Siamo finalmente sul doppio binario della storia e della messinscena. Divengono i personaggi che mutano gli attori, bravissimi, a muovere le ombre – viene in mente Prospero con i suoi spiritelli – a creare situazioni, personaggi e visioni che prendono vita nello spazio vuoti (Peter Brook?) grazie all’arte d’attore. Attori che sono capaci di convertire un’energia inesauribile – sono da vedere, in scena, Domenico, Katia, Alex, Marco ed Ettore, altrimenti inimmaginabili – nell’illusione sontuosa di un Teatro che si costruisce nella mente dello spettatore molto più che, materialmente, sul palcoscenico. Il teatro e l’arte, finalmente, vissuti e realizzati come fenomeno psichico e non solo come performance estetica.

Laboratorio Permanente di Ricerca sull'Arte dell'Attore di Domenico Castaldo

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