Le frasi spezzate del canto di Orfeo, eroe “romantico” sul palcoscenico del Godetti

È tutto un susseguirsi di lampi, visioni improvvise e ingovernabili. Un continuo oscillare fra voci e visioni. E poi, c’è la musica, la ritualità. Ci sono i canti di terra, di lavoro contadino, di pena e di preghiera. Canti raccolti, catalogati e scelti, sulle cui note pare incedere il ritmo trascinato (e trascinante) del racconto teatrale.
Le frasi brevi e spezzate, sono tratte a piene mani – e con grande libertà – dai “Sonetti a Orfeo” e dalle “Elegie Duinesi” di Rainer Maria Rilke. L’azione, rapida e sincopata, è un balletto recitativo magistralmente diretto da Domenico Castaldo e dal suo braccio destro Katia Capato. Il risultato, in scena da stasera sul palcoscenico del teatro Godetti, è la pièce “Quinto Elemento”, ultima produzione del “Laboratorio Permanente di ricerca sull’arte dell’attore” e del Mutamento Zona Castalia.
Un lavoro non facile, che prende il via da una suggestione che risale addirittura al mondo classico. Il “quinto elemento” cui fa riferimento il titolo dello spettacolo, infatti è il pensiero. Ma non quello logico sistematico, classificatore. Piuttosto il pensiero irrazionale, di trasferirsi dalla realtà sensibile a quella interiore. In altre parole, la memoria e il sogno. E nell’universo dei miti, questa forma di pensiero è governata da Orfeo, che non ha caso è dio della creazione fantastica. Un attribuzione che ha segnato il mondo classico, ma che non ha mancato di estendere le sue suggestioni in epoche ben più recenti. Come dimostra appunto Rainer Maria Rilke con i suoi “Sonetti a Orfeo”.
E proprio Rilke, poeta vissuto a cavallo tra Otto e Novecento, è la cellula da cui trae ispirazione e spinta l’intero spettacolo del Godetti. C’è il Rilke dei Sonetti, certo, ma c’è anche il Rilke delle Elegie (d’altronde, non fu lo stesso autore ad ammettere che i due lavori nacquero dallo “stesso parto”?).
Proprio nello spirito complesso e misterioso delle “Elegie Duinesi” si colloca in effetti una particolare figura di Orfeo. Non più, questa volta, il dio che abita i boschi dell’Elicona, ma il contadino partigiano ucciso dai fascisti e fatto a pezzi affinché fosse un monito per i ribelli.
Ecco, dunque, che la leggenda incontra (o si scontra) con la cruda realtà. In un articolato puzzle, spigano dalla compagnia , “ di elementi eterogenei incastrati come fossili nella nostra memoria individuale e collettiva”. [… ]

Laboratorio Permanente di Ricerca sull'Arte dell'Attore di Domenico Castaldo

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