Lussuosi lampadari a gocce di vetro…

Lussuosi lampadari a gocce di vetro ed eleganti poltrone rivestite di raso rosso e nero compongono il salotto borghese che ospita il delirio amoroso di Katarijna Ludmilla II. Figura sottile e tagliente, la Regina parla ai “giudici”, ai “professori” e a tutti coloro venuti ad incontrarla per ottenere un atto di abdicazione. Di fronte a tremendi capi di imputazione, Ludmilla tesse, in una memoria ancora violenta e in una lucidità ormai flebile, una trama costruita sulla veridicità dei suoi atti e la convinzione delle sue azioni. Prendono forma, allora, l’eliminazione di un figlio-angelo per rimediare al peccato originale, un marito dagli occhi splendenti come carboni ardenti, un cielo stretto in una notte apocalittica, il concepimento di un Cristo che non morirà sulla croce, la conquista del Regno dei Cieli. Con orgoglio e dignità Ludmilla respinge le accuse nella ferma convinzione di aver affrontato la vita come un atto d’amore.
Costruito da Domenico Castaldo su testi tratti da Alda Merini, dal Processo a Giovanna d’Arco, dall’Apocalisse, affascinante tema della follia in una prospettiva onesta e franca, Katia Capato (il cui nome d’arte negli spettacoli della Marcido Marcidorjs, era proprio Ludmilla) modula la voce e gestisce il corpo con cura sapienza, regalando alla sua Regina una complessità di toni commoventi. Si assiste dunque all’introspezione esistenziale di un personaggio ma anche al perorso professionale di un’attrice, viaggio di una meta teatralità in controluce di grande fascino. Ne emerge un raffinato monologo che coinvolge lo spettatore in una transizione dalla lucidità alla follia che, forse, altro non è se non un perdersi dell’anima.

Laboratorio Permanente di Ricerca sull'Arte dell'Attore di Domenico Castaldo

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