Mini Antigone

Per la rassegna Impronte – Officine del nuovo teatro ha debuttato nelle scorse sere al Crt di Milano una singolare Antigone riscritta e interpretata da Domenico Castaldo, uno dei più interessanti e rigorosi fra i giovani attori e registi. Torinese con forti radici nella cultura del Sud, già noto per un Tamerlano di Marlowe trasposto in un impervio dialetto meridionale, Castaldo anche in questo spettacolo si conferma un seguace di Grotowski dotato tuttavia di un’acuta sensibilità generazionale.
La sua Antigone è fatta praticamente di nulla, lo spazio vuoto, due scalette di legno che possono trasformarsi all’occorrenza in elementari macchine sceniche, i tre attori che danno vita a tutti i personaggi. L’azione, scarna, veloce, drasticamente ridotta all’osso, è evocata attraverso l’intenso comporsi di brevi sequenze di parole, di gesti, di suoni infantili, di canti della più svariata provenienza, e persino di rumori ambientali riprodotti con la voce del Castaldo e dai suoi due compagni di lavoro.
Del testo di Sofocle resta ovviamente ben poco, ma l’operazione non è troppo riduttiva: la sua particolarità, la sua cifra originale, consiste anzi proprio in questa dimensione di stralunata ironia che è anche un tentativo di riempire la distanza che ci separa dai classici, di rileggere con occhio contemporaneo la tragedia dei rapporti con l’autorità e il potere. Nitida l’interpretazione, lucido il disegno registico, anche se la precisione della sintassi rischia a tratti di prendere il sopravvento sulla profondità dell’ispirazione.

Laboratorio Permanente di Ricerca sull'Arte dell'Attore di Domenico Castaldo

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