Primafila

Il viaggio iniziatico del sottotitolo allo spettacolo ci indica da subito la progressione costante della struttura interna, un tracciato fatto di solchi, innesti, fughe narrative, insomma la tessitura labirintica di questo Le Argonautiche che trae spunto da molti testi rielaborati dallo stesso Castaldo: le parole, d’altronde, sono al servizio del gioco fortemente gestuale e metaforico, danno respiro narrativo aprono squarci, ma quasi mai assolvono al mero compito di raccontarne la trama. La trama, l’intreccio che lega personaggi e mito e infine si trasforma in un viaggio visionario e di fulgide visioni, prende a prestito il navigare alla ricerca del Vello d’oro e il rapimento del desiderio di Giasone dalle opere di Rodio e Flacco; la sensualità lirica delle Metamorfosi di Ovidio; la scoperta della conoscenza e della paura omerica con le riletture dei Salmi e La Toison d’or di Corneille. Il palcoscenico è una pedana rialzata, una specie di grande ring frontale al pubblico, pochi oggetti e alcuni arnesi di legno ci conducono a un’immaginaria nave che solcherà mari e tempeste, s’impennerà tra le onde, volerà alto come condotta dalle nuvole. Ecco il viaggio, ecco la nave Argo che sobbalza e fa sballottare gli uomini di questa indicibile spedizione in balia del fato, paurosi quanto temerari, uomini appunto, ormai fuori dalla portata degli dei, quegli stessi dei che hanno bisogno di umani devoti e onorevoli: c’è il ritorno dietro le loro spalle, la probabile morte davanti. Castaldo e i suoi si lasciano condurre dall’impresa, navigano spediti verso l’ignoto, mettendo in mostra una preparazione fisica caparbia, che rasenta una fastidiosa perfezione stilistica (forzando la mano, qui potremmo indicarne un limite), impeccabile esecuzione da manuale teatrale che guarda, ovviamente, all’orchestrazione dinamica del grande alfabeto metodologico le cui fonti, come detto, hanno chiare paternità. Ma lo spettacolo è talmente avvolgente e divertente da soverchiare qualsiasi incertezza emozionale, che pure tiene saldamente assieme le diverse proporzioni del racconto con la partitura fisica degli attori, tutti pronti a rispondere all’alto livello di prestazione richiesta.

Laboratorio Permanente di Ricerca sull'Arte dell'Attore di Domenico Castaldo

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