Tutto scorre nel Tamerlano reincarnato

Si misura la capacità di evocazione nello spettacolo dimostrativo che Domenico Castaldo, passato per la scuola di Ronconi e laureato al Workcenter di Grotowski, ci propone al Crt nella sua opera prima, ispirata al Tamerlano di Marlowe, un testo immenso per un uomo solo. Quel lucido suolo di legno tra le quinte nere è il mondo, palestra d’un mitico e crudele percorso di conquista, che dall’iniziale svelarsi del personaggio sotto un bianco lenzuolo teso dal fianco d’un tavolo, dove il gran re malato rotola a balzelloni per farci subito ascoltare il vagito di una nuova reincarnazione.
Tutto scorre, secondo il credo eracliteo. Nella concisione dello spettacolo, l’attore creatore e protagonista, girando in tondo, salendo dominatore a cavallo del citato tavolo, giocando in quelle artiglianti pose grotowskiane in cui il corpo contratto e sbilenco, appena appoggiato al terreno come una sua escrescenza e trasformato in pura energia, riesce a incarnare un flusso continuo attraverso il movimento. E a questa onda di espressività imprime una voglia inesplicabile e mai doma di potenza, che alla ferocia dell’inesorabile tagliatore di teste accompagna la tenerezza per la moglie Zenocrate; e si moltiplica sviluppandosi nell’eroe ma anche di passaggio nei suoi antagonisti.
Ma a sorpresa questo ragazzo torinese ci parla nel napoletano delle sue origini, a volte scendendo al falsetto o sfiorando il canto, scavando nei più profondi recessi istantanee e missioni segrete. E, soprattutto nella prima parte, colora per scorcio di personaggi minori con risate, ma pure con la sonorità popolare, crassa che rivela una voglia di giocare a travestirsi. Ed ecco il personaggio che è alla base di tutte queste temporanee presenze inseguire le indimenticabili commistioni tra la tragedia e lo sberleffo uscite dal kabuki per accompagnare le danze ritmiche e scomposte dei samurai nel grande cinema giapponese.
Una serata insolita, ancora acerba ma ricca di suggestioni e di spunti nel suo navigare dal divertimento al terrore, alla quale Castaldo fa seguire per i volontari, con cortesia non scevra di un pizzico di presunzione, un incontro ravvicinato a base di dibattito e torte.

Franco Quadri

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Laboratorio Permanente di Ricerca sull'Arte dell'Attore di Domenico Castaldo

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