Vasi in-comunicanti

Lisa Gino, Varieventuali, 7 settembre 2011

Donnarumma all’assalto chiude gli spettacoli live di Ivreaestate 2011

Mercoledì 31 agosto Domenico Castaldo ha portato in scena, nella calda e accogliente Sala Cupola
del Centro La Serra, un testo tratto dal saggio-diario di Ottiero Ottieri Donnarumma all’assalto.

Ottiero fu selezionatore del personale allo stabilimento Olivetti di Pozzuoli dal 1956 al 1957 e volle fissare sulla carta quell’esperienza così particolare e significativa. Da buon osservatore e bravo scrittore ci riuscì. Tutto parte da una sua incisiva e acuta intuizione:

“L’uomo meridionale non è diverso dagli altri, ma è un uomo deformato. Le avventure della sua vita, la storia, lo peggiorano e lo esaltano fuori dalle leggi comuni.”

Dice Ottieri che l’uomo meridionale (in quel tempo e in quel territorio contadino che non aveva mai visto uno sviluppo e un progetto industriale) non risponde alle leggi comuni. Ma quali sono le leggi comuni? Prima fra tutte la possibilità di comunicare. E direi io, l’unica legge davvero importante. Comunicare è il modo in cui due realtà, siano esse umane o di altra natura, uguali o diverse, riescono e possono ri-suonare nell’universo, cioè creare.

Senza la possibilità di comunicare, attraverso un qualsiasi mezzo che poggi su altrettanto qualsivoglia terreno comune di regole condivise, il mondo implode o, quando va peggio, esplode.

Ottieri, selezionatore e Donnarumma, pretendente lavoratore senza requisiti minimi, non possono comunicare. Non possono perchè le loro storie non hanno basi comuni. Che mezzo potranno mai
usare i due? Uno, uomo preciso nell’ottemperare le regole dell’assunzione e l’altro, fiero analfabeta non dichiarato e quindi impossibilitato a seguire la regola base dell’assunzione: la compilazione della domanda. La frustrazione del non poter comunicare è pari soltanto alla disperazione dell’esito, alla devastazione delle estreme conseguenze, al nulla di fatto (e fattibile) che porta alla resa. E la resa è triste. Ottieri però trasforma la sua (resa) in un delicato e profondo diario carico di sagge annotazioni, di amore e di comprensione. La scrittura drammaturgica di Domenico Castaldo, divertente, divertita e dura allo stesso tempo, dà voce ai vari personaggi che popolano il mondo della Pozzuoli di allora: un luogo così bello e raro, così alto che spesso non può avere terreno per comunicare con chi lo abita. É un riso amaro, quello sulle bocche degli spettatori.

Una maschera tragicomica quella sul volto dell’attore (Castaldo stesso) nei panni di una umanità varia, dalle logiche inconciliabili con l’organizzazione del lavoro. Una comunità diversa, deformata dalla vita e dalla storia. Persino il grande Eduardo, in visita, pur magnificando le architetture, ne constata l’inadeguatezza: non c’è neanche una macchina per fare il caffè.
Due linguaggi, due mondi e viceversa che il teatro e la scrittura soltanto hanno potuto, infine mettere in comunicazione. Questo fa l’arte, quando è buona come quella di Ottieri e Castaldo: unisce, parla un linguaggio ponte universale, e seppur a distanza di molto tempo, ci rimette in pace, ci dà un senso. Castaldo ha consultato materiali d’archivio per dare corpo e anima alle voci, alle personalità, persino ai piccoli tic (come l’impaccio di Adriano di fronte ad un microfono) dei vari personaggi, trasformando il tutto in un pregiato tessuto di scena. Un lavoro molto approfondito sia dal punto di vista attoriale che autoriale. Per noi spettatori è stato un bel percorso di memoria, condotto in perfetto equilibrio tra ironia e rassegnazione, tragedia e commedia, modernità ed arretratezza. Con un pizzico di parodia.

Piccola nota a margine: dopo lo spettacolo, un distinto signore si è congratulato con Domenico Castaldo. Aveva conosciuto Donnarumma, essendo colui che aveva preso il posto di Ottieri nel 1957.

I miracoli del teatro!

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Laboratorio Permanente di Ricerca sull'Arte dell'Attore di Domenico Castaldo

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