Voci partenopee in Oriente

Un pubblico entusiasta applaude la magistrale interpretazione di Domenico Castaldo, domenica 2 giugno al teatro Giovanni Paolo II di Pedemonte in Valpolicella. Tamerlano tratto da un testo di Marlowe e adattato dallo stesso Castaldo, vuole significare il radicale rinnovamento rispetto alle tradizionali strutture del teatro e insieme una provocante proposta di attualizzazione.
Gli uomini si lasciano sempre catturare dalle favole perché in esse si riconoscono, hanno bisogno di miti che creano il gioco dell’illusione e della poesia, essenziale alla sopravvivenza psichica. E Castaldo riesce a dare tutto questo calcando da solo la scena in un monologo vibrante nel quale si alternano più voci e le parole si rincorrono velocissime in un virtuosismo di modulazioni fonetiche.
Uno spazio scenico scarno ma essenziale che mette ancora più in risalto la plasticità di un corpo in perfetta armonia con l’ambiente e con i suoni. Uno spettacolo che miscela danza, canto e recitazione all’insegna di una sperimentazione affascinante e pungente.
Sulla scena c’è un guerriero spietato e romantico che incarna uno spudorato titanismo, c’è Tamerlano che ama, soffre e gioisce e che sembra non essere mai disposto a placare la sua avidità, eccitato dal fascino della conquista , un eroe che colleziona vittorie sul territorio Ottomano, asiatico e nordafricano. Ma il sogno di grandezza e di immortalità ancora non è appagato, Tamerlano lascerà ai figli il compito di altre conquiste affinché un giorno il mondo possa essere unificato sotto il suo nome. La figura di Tamerlano evoca l’uomo di potere di tutti i tempi che gioisce e si gratifica nell’esercizio del comando. Senso del dominio, sete insaziabile di potere e ingordigia di fama si mescolano perfettamente in questo personaggio che diventa simbolo di una tipologia umana che adotta la logica del potere usata in maniera indiscriminata per garantirsi un successo personale.
E’ un agghiacciante grido contro la «liturgia» del potere espresso attraverso la ricca varietà delle inflessioni del dialetto napoletano e del suo colorito linguaggio. Il ricorso alle modulazioni del suono , con agili e frequenti passaggi vocali, risulta essere una scelta appropriata, che va ben oltre l’origine napoletana dell’attore-regista, in quanto richiama fortemente il canto orientale, anch’esso caratterizzato da gorgheggi vocalizi. Castaldo ci racconta così le diaboliche imprese di Tamerlano con la voce e con il corpo, alle sorprendenti tonalità vocali corrispondono i rocamboleschi movimenti del corpo, abilissimi esercizi acrobatici che tengono il pubblico con lo sguardo cristallizzato sul palcoscenico, dall’inizio alla fine, in una sorta di sospensione ipnotica.

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Laboratorio Permanente di Ricerca sull'Arte dell'Attore di Domenico Castaldo

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